Sidecarista e meccanici: un rapporto problematico

Come avrete visto nei capitoli precedenti, anche se il sidecarista, probabilmente, vorrebbe solo guidare, viaggiare e divertirsi, non può certo esimersi dall’occuparsi dello stato del proprio mezzo.

Qualsiasi motocicletta, ovviamente, richiede di effettuare una manutenzione periodica e, occasionalmente, può presentare qualche problema meccanico da risolvere. In un mondo ideale, basterebbe rivolgersi alla concessionaria da cui avete acquistato la moto, oppure ad un professionista indipendente, competente e coscienzioso, il famoso meccanico di fiducia. Purtroppo, entrambe le soluzioni presentano lo stesso inconveniente: bisogna pagare!

A questo riguardo, a meno che non siate tanto fortunati da disporre di risorse economiche quasi illimitate, potreste riscontrare un curioso fenomeno: la determinazione del giusto prezzo di un lavoro dipende dal punto di vista.

Data la complicazione dei mezzi moderni, riempiti di elettronica e sempre meno accessibili anche per compiere le operazioni più banali, quella che al professionista appare una giusta retribuzione, dati i costi onerosi per mantenere un’officina, la pressione fiscale, le tariffe del commercialista, il tempo perso per rispondere al telefono ecc., può invece apparire un salasso insostenibile al cliente.

Quest’ultimo deve quindi cercare, nei limiti delle proprie capacità, di fare da sé almeno le operazioni più semplici: sostituire olio e filtri, lubrificare e regolare la tensione della catena di trasmissione, cambiare le pastiglie dei freni, ricaricare o sostituire la batteria. In tal modo, diventerà un motociclista più consapevole, attento all’efficienza e alla sicurezza del proprio veicolo, al quale potrà dedicare molto tempo, trascorrendo svariate ore nel box, con infinita pazienza ed amore che, per evidenti ragioni, il meccanico professionista non può dedicare ad ogni moto che si trova in officina.

Questa soluzione, in alcuni casi, migliorerà il rapporto del motociclista con la propria consorte, che sarà sollevata per l’assenza, sia pur momentanea del marito. Non può dirsi altrettanto, purtroppo, per quanto riguarda il rapporto con il meccanico di fiducia.

Le visite in officina, infatti, si diraderanno. Il centauro si presenterà solo per le riparazioni che non può eseguire da solo, dopo essersi informato su internet circa le corrette modalità per effettuare il lavoro ed il costo dei ricambi, che vorrà acquistare in proprio. Il meccanico si risentirà per l’atteggiamento del cliente che, oltre a contrattare il prezzo e a privarlo del ricarico sui ricambi, pretende anche di insegnargli il mestiere! I dissapori e anche la definitiva rottura del rapporto, sono altamente probabili. Posso assicurare, per esperienza personale, che non sempre è necessario esprimersi verbalmente. A volte, basta un’espressione facciale, che lasci trasparire un certo scetticismo circa la diagnosi proposta o le lavorazioni effettuate, per urtare l’acuta sensibilità del meccanico.

D’altra parte, occorre dire che in officina, dove spesso si lavora in velocità per far quadrare i conti, errori o dimenticanze possono effettivamente verificarsi, ma difficilmente vengono ammessi. Casomai, la colpa è del cliente che ha effettuato impropriamente la manutenzione.

Insomma, tra motociclisti e meccanici, non sempre si va d’amore e d’accordo. figuriamoci poi, se ti presenti con il sidecar. Tralasciando il caso dei pochissimi installatori presenti in Italia, gli altri non ne hanno mai visto uno, non gli entra in officina, di staccare il carrozzino non hanno tempo e voglia, ma ovviamente non gradiscono lavorare sulla moto inginocchiati a terra, facendo i contorsionisti per arrivare alle parti meccaniche da smontare!

Prepararsi ad un viaggio: non è mai troppo presto

Stavolta volevamo andare a sud, percorrendo gran parte dello stivale. La nostra destinazione era la Puglia, facendo tappa in varie località interessanti, seguendo due percorsi diversi tra andata e ritorno. Per i nostri standard, erano un bel po’ di chilometri da percorrere interamente in sidecar: niente traghetti o treni per accorciare i trasferimenti.

Però la Bonneville aveva bisogno di un paio di lavoretti: la catena di trasmissione, ormai vecchiotta, e la frizione che cominciava a slittare. Contattai un paio di officine di Genova e, dopo le contrattazioni di rito (vedi paragrafo precedente), decisi di affidare i lavori ad una promettente azienda. Specializzati in customizzazioni e restauri, avevano aperto da poco, erano molto disponibili ad accogliere il nostro inusuale mezzo e, oltretutto, erano a due passi da casa mia.

Assecondando le mie richieste, sostituirono i dischi della frizione con un buon prodotto di concorrenza, mantenendo le molle originali per evitare di aumentare lo sforzo alla leva di comando. Fu montata una nuova trasmissione, senza cambiare le misure di pignone e corona: un rapporto finale più corto avrebbe penalizzato la marcia in autostrada.

Il tubo del freno del sidecar si era danneggiato andando a sfiorare l’interno del cerchio ruota. Purtroppo a Genova nessuno voleva cimentarsi nella creazione di tubi freno su misura, così dovemmo fare un salto da Toni per sostituirlo. Oltre a vedere le sue ultime creazioni, che avevano ormai raggiunto un livello qualitativo molto elevato, ne approfittammo per una visita alla Certosa di Pavia ed alla graziosa Vigevano.

Tuttavia, ritornati a casa, la frizione continuava a dare adito a legittimi dubbi: sembrava slittare ancora, occasionalmente. Forse erano le molle troppo tenere? Ormai la data di partenza era imminente, per cui decidemmo di confidare nella buona sorte, portandoci dietro le molle rinforzate ed una guarnizione di ricambio, a titolo di scaramanzia.

Oltretutto, fui anche colpito da una febbre estiva che mi costrinse a ritardare la partenza di un paio di giorni, saltando una delle tappe previste.

Genova – Osimo – Peschici

Mi ripresi giusto in tempo per caricare armi e bagagli e partire per Cingoli, nelle Marche. La località è conosciuta dai motociclisti per il leggendario crossodromo, ma merita una visita anche per il Museo del sidecar. E’ molto carino: ci sono molti sidecar antichi e talvolta bizzarri, compresi quelli utilizzati in alcuni storici film. Attori come Totò, Aldo Fabrizi, Gino Cervi, Ugo Tognazzi ed altri, infatti, hanno girato scene memorabili a bordo di questi mezzi. Da Cingoli ci siamo poi trasferiti alla vicina Osimo, per il primo pernottamento del nostro lungo viaggio.

Il giorno seguente, abbiamo raggiunto il Gargano, fermandoci a Peschici, da cui abbiamo compiuto un lungo giro del promontorio, dapprima lungo la costa, poi ritornando attraverso la fittissima Foresta Umbra, sulla tortuosa strada che sembrava non finire mai.

Da Trani a S. Maria di Leuca

La nostra esplorazione della Puglia ci portò a Trani e a Monopoli, dove soggiornammo in una bella villa, di proprietà di un signore di nobili origini. Nei giorni successivi visitammo Putignano, Alberobello con i suoi caratteristici trulli, Ostuni e Santa Maria di Leuca, estrema rupe d’Italia, ove si trovano il Faro della Marina Militare e la Basilica Pontificia S.M. de Finibus Terrae. Esserci arrivati con il sidecar ci sembrò un’impresa degna di nota. Quasi ci commuovemmo, leggendo i versi del poeta Cosimo Russo.

Nei giorni successivi potemmo ammirare la costa anche dal mare e visitare Otranto. Eravamo solo a metà del nostro viaggio e una sera, proprio tornando da Gallipoli, dopo avere percorso la strada costiera, costellata di buche mal rattoppate, la sorte ci riservò un’amara sorpresa: l’ammortizzatore del sidecar cedette e ci arrestammo di colpo. Fortunatamente, andavamo piano e la strada era deserta.

Si era staccato di netto l’occhiello superiore dell’ammortizzatore: in tal modo, non era più attaccato al tubo del telaio, che serviva a sorreggerlo. Di conseguenza, Il braccio della sospensione era salito verso l’alto e il pneumatico si era appoggiato al robusto parafango, bloccandosi. Un bel guaio!

Alquanto desolati, cercammo di rimediare provvisoriamente. Riuscimmo a liberare la ruota e provammo a legare l’ammortizzatore al telaio con del filo di ferro. Ben presto si spostò, ma rimase incastrato nel bordo del parafango che, in qualche modo, lo sorresse consentendoci di arrivare alla nostra sistemazione.

Il proprietario del Bed & Breakfast era un ex camionista, abituato agli imprevisti che si possono presentare sulla strada. Appresa la nostra disavventura, si dimostrò estremamente gentile : “Domani mattino vi accompagno nelle officine che conosco, vedrete che una soluzione si trova, ora cenate tranquilli e non vi preoccupate!”

Ed infatti, l’indomani, mi trovai a seguire la sua auto, percorrendo alcuni chilometri in una condizione alquanto precaria. La prima sosta fu presso un negozio di biciclette e piccoli scooters. Lì ci indicarono un’officina in un paese vicino, gestita da un meccanico che era anche un bravo saldatore.

Purtroppo non ne ricordo più il nome, ma certamente gli tributai eterna gratitudine. Rifacendo la saldatura dell’occhiello al corpo dell’ammortizzatore, non con un singolo punto ma tutto intorno, in modo da scongiurare il ripetersi del problema, riuscì a tirarci fuori dai guai. Mentre ritornavo da Tina, che era rimasta ad aspettarmi a Santa Maria, ero così sollevato… mi sembrava che il sidecar volasse! il nostro viaggio poteva continuare!

Matera-Caserta-Bolsena-Genova

Era tempo di cominciare a risalire lo stivale, facendo tappa a Matera. La ‘città dei sassi’ dalla storia millenaria è universalmente nota ed è quasi superfluo dire quanto ci sia piaciuta. A seguire Caserta, con l’immancabile visita alla Reggia e relativo parco. Altra tappa, prima di tornare a casa, Bolsena, con vista sul lago.

Tornammo quindi a casa, con 3400 km percorsi senza fretta, nell’arco di tre settimane. Una vacanza ben riuscita e memorabile. La moto era andata bene, ammortizzatore a parte. Però la frizione non sarebbe durata ancora per molto.

Frizione ‘Racing’

Concluso felicemente il nostro viaggio estivo, ci rendemmo conto che si ripresentavano gli slittamenti della frizione, ormai frequenti. Occorreva riaprire il carter e verificare lo stato dei dischi. Esito dell’ispezione: già consumati!

Imputare completamente la responsabilità all’officina che aveva eseguito il lavoro era opinabile, in quanto la scelta dei materiali era stata concordata ed ero stato io a non voler montare molle rinforzate. Eppure sapevo che taluni proprietari di Bonneville, avendo leggermente potenziato il motore, avevano riscontrato slittamenti della frizione in accelerazione e li avevano risolti montando molle con un carico maggiore.

Nel nostro caso, il problema non era la potenza del motore, al quale non era stata apportata alcuna modifica, ma il peso complessivo del veicolo, molto maggiore rispetto a quello considerato in fase di progettazione. Occorrevano quindi dei materiali più robusti, ovvero un kit frizione racing con dischi guarniti in kevlar e molle ad alta resistenza, che serrassero i dischi in una morsa d’acciaio.

Eseguito il lavoro, con i materiali a mio carico e la mano d’opera gentilmente scontata dall’officina a titolo di garanzia, constatai che, finalmente, in accelerazione la frizione non slittava più. Dal punto di vista psicologico, l’aver montato materiali speciali, da competizione, mi inorgogliva alquanto, tuttavia si presentava ora un altro problema, di carattere pratico: per tirare la leva senza stancarsi, occorreva avere la forza di Rambo.

Ricordo che un giorno, attraversando la città semiparalizzata dal traffico del dopo partita, dovetti ad un certo punto parcheggiare la moto. Lasciare riposare la mia mano, aspettando che i tifosi ritornassero a casa e sgombrassero la strada, era l’unica soluzione possibile. Ma la necessità aguzza l’ingegno e trovai la soluzione.

Acquistai per pochi euro un aggeggio che allunga virtualmente il comando ad asta che controlla il disinnesto della frizione: con una leva più lunga si fa meno sforzo per ottenere lo stesso risultato, geniale! Occorre solo regolarlo con un po’ di attenzione: deve ridurre lo sforzo quanto basta, ma anche assicurare che la frizione venga disinnestata completamente. Io ho regolato la leva al manubrio alla massima distanza possibile dalla manopola, per evitare che la frizione trascini leggermente a moto ferma con la prima innestata. Non ho mai più avuto problemi, nè alla mano nè alla frizione.