I sidecaristi sono monomaniaci?
E’ il momento di approfondire un altro aspetto importante della psicologia del sidecarista incallito. Accertato che è dipendente dal suo bizzarro mezzo al punto da non riuscire più a separarsene, che tipo di rapporto ha con gli altri mezzi di locomozione?

Le generalizzazioni, in qualsiasi campo, sono sempre rischiose. Tuttavia, sulla base della nostra esperienza e delle conoscenze che abbiamo coltivato nell’ambiente, possiamo azzardare alcune conclusioni.
Cominciamo dal mezzo meno gradito. Possiamo scommettere che il sidecarista non ama l’automobile. Se ne possiede una, per ragioni di lavoro o per esigenze familiari, la considera un male necessario ed infatti, se può, cerca di evitare di guidarla. In casi eccezionali, può accettare un passaggio dalla moglie, ma solo perché deve uscire urgentemente ed è in corso un nubifragio.
Mentre la macchina, di per sé, è sostanzialmente inutile, i pickup, i furgoni o altri mezzi adatti a trainare carrelli, trovano maggior giustificazione in quanto possono eventualmente essere utilizzati per recuperare il sidecar in panne.
Per quanto riguarda i mezzi di trasporto collettivo, autobus e metropolitane non sono particolarmente amati, mentre la nave può avere un senso, sotto forma di traghetto, per esplorare le isole con il sidecar. Non fornendo il servizio di trasporto veicoli al seguito, l’aereo è invece decisamente sgradito (ed ormai anche il treno, per lo stesso motivo).
In conclusione, per il soggetto in questione, l’unico mezzo alternativo degno di essere preso in considerazione è la moto. Del resto, il passaggio al sidecar è il coronamento di un’esperienza motociclistica precedente. Generalmente, la passione per le due ruote resta: chi è in possesso di un sidecar, spesso ha anche una, o più moto.
La moto e il sidecar offrono due esperienze diverse, ma accomunate dal piacere di sentirsi immersi nell’ambiente circostante, senza barriere protettive, con l’imperativo di essere concentrati sulla strada e sull’attimo presente. Chi le ha provate entrambe, abbastanza a fondo da comprenderle, difficilmente riesce a rinunciare a una a scapito dell’altro e se lo fa, se ne pente.
Paradossi dell’esistenza: pianificare una vacanza è un duro lavoro!
Quando siamo impegnati nel lavoro, probabilmente non vediamo l’ora di andare in vacanza. Se non siamo particolarmente fortunati, e non abbiamo proprio l’impiego dei nostri sogni, le incombenze quotidiane ci stressano. Vorremmo essere liberi, non dovere correre, dimenticare le nostre strade oppresse dal traffico. Insomma, cambiare aria.
Un tempo si andava in villeggiatura per riposarsi, fare qualche passeggiata o godere dei bagni in mare. Alcuni avevano una seconda casa per trascorrere le ferie lontano dalla città. Con la diffusione di un maggior benessere, le possibilità di viaggiare ed esplorare il mondo si sono moltiplicate e non sono più appannaggio esclusivo di pochi privilegiati. E’ indubbiamente una bella cosa.
Il paradosso sta nell’imbarazzo della scelta: quest’anno dove andiamo? Sentiamo una voce che, perentoriamente, ci sprona: “Ti vuoi divertire, vuoi fare un’esperienza memorabile? E allora, datti da fare! Scegli un posto dove non sei mai stato, programma un bell’itinerario, che vada a toccare le maggiori attrazioni turistiche, senza perderne neanche una. E provvedi in anticipo alle prenotazioni, per evitare problemi e perdite di tempo!”
Era l’estate del 2017 e, stavolta, volevamo allontanarci un po’ troppo per poterci andare col sidecar. Ci interessava il Portogallo, ma di fare una lunghissima trasferta autostradale, per attraversare Francia e Spagna, non se ne parlava proprio: “Quando arriviamo lì, è già ora di tornare indietro! Stavolta, andiamo in aereo.”
Così, dopo aver studiato il giro da fare, acquistammo i biglietti e prenotammo pure l’auto a noleggio, che era abbastanza a buon mercato. “Pazienza, per una volta, non faremo gli originali”.
Ma poi, ci ripensammo. “In macchina? Che palle! E se noleggiassimo una moto?” Detto fatto: trovammo una Honda 750 con borse e bauletto. La disdetta dell’auto (che costava la metà) era ancora possibile, e fu inviata senza indugio. “Mancherà la terza ruota, ma sarà una vacanza come si deve!”

Algarve
Il nostro aereo atterra a Lisbona, ove trascorriamo la prima sera. L’indomani mattina andiamo a ritirare la moto. Provvediamo a stipare il contenuto dei nostri trolley nelle borse e nel bauletto dell’Honda NC750 X che abbiamo prenotato. Un vano, aggiuntivo, ricavato nel finto serbatoio, torna utile per riporre gli ultimi oggetti. E voilà, si parte!
Seguendo i gentili consigli del noleggiatore, ci dirigiamo verso l’Algarve uscendo dall’autostrada a Setubal, sul traghetto per la Penisola di Tròia. Da qui si può proseguire evitando l’autostrada, godendosi tranquillamente il paesaggio.
Attraversiamo il Parco Naturale del Sud-est Alentejano e concludiamo la prima tappa a Burgau, un paese carino con una bella spiaggia. L’indomani continuiamo ad esplorare la costa sud del Portogallo, visitando Sagres con le sue falesie, le spiaggie di Amado e di Bordeira, la cittadina di Lagos e la piccola Salema.
Da Beja a Tomar
Percorso un altro tratto di costa fino a Faro, lasciamo l’Algarve per risalire l’Alentejo. La prima sosta è a Beja, dove visitiamo il Convento delle Clarisse, che ospita il bel Museo Regionale, per poi salire al castello. Saliamo ancora fino ad Evora, importante città-museo con i suoi monumenti storici di diverse epoche. Rimaniamo particolarmente impressionati dall’imponente cattedrale e soprattutto da una cappella-ossario, all’interno della chiesa di San Francesco, che è rivestita in modo alquanto inusuale e decisamente macabro.
Il giorno successivo, continuiamo a salire e ci troviamo a Tomar, con il suo convento-fortezza dei Templari e dell’Ordine di Cristo, altro notevole complesso monumentale.
Da Coimbra a Batalha
Continuiamo a salire in direzione nord fino a Coimbra, città universitaria e d’arte, ricca di monumenti storici, tra i quali l’antica cattedrale Sé Velha, l’università e lo splendido giardino botanico, il più vasto del Portogallo. Nella parte bassa della città, visitiamo anche il monastero di Santa Cruz, con la chiesa e il chiostro.
Nei dintorni di Coimbra, attraversiamo un’estesa e lussureggiante area forestale , la Mata Nacional de Bucaco. Nel ‘600, i monaci carmelitani curavano la conservazione della foresta. Successivamente, a fine ‘800, i resti del convento furono inglobati in una grande costruzione, adibita a residenza reale estiva e poi trasformata nel lussuoso Palace Hotel, con il suo ampio e ben curato giardino.
E’ ormai tempo di invertire la direzione: scendendo lungo la costa verso Lisbona, incontriamo Batalha, celebre per l’imponente monastero, considerato il capolavoro del gotico portoghese.
Da Peniche a Lisbona
A Peniche, località balneare amata dai surfisti, torniamo ad ammirare la costa che si affaccia sull’Atlantico, alternando ampie spiagge a tratti rocciosi a strapiombo sul mare, come a Cabo Carvoeiro. Nella tappa successiva, raggiungiamo Cascais e da lì, abbandonando il litorale, Sintra, con i suoi fiabeschi manieri ottocenteschi. Ad Azenhas do Mar e Cabo da Roca godiamo altre spettacolari viste sull’oceano, per poi tornare a Lisbona e riconsegnare la moto.
Gli ultimi due giorni li trascorriamo nella capitale, ascoltando i musicisti che suonano il fado nei locali e passeggiando per i vicoli dell’Alfama. Con il tram, percorriamo le strette vie dei quartieri storici ed arriviamo anche all’imperdibile Belèm.
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