Su e giù per i passi
E’ ben noto che i motociclisti amano le strade di montagna. Tra curve e tornanti, mettono alla prova la loro abilità e il loro coraggio , inclinando la moto senza troppe remore.
Nelle ripide salite, spalancano la manetta del gas, per apprezzare la spinta del possente motore, mentre lo scarico sportivo, pagato a caro prezzo, sprigiona una dolce sinfonia. Nelle discese, invece, lasciano correre la moto, attaccandosi ai freni all’ultimo secondo utile per non andare dritti alla prossima curva.

Per svolgere questo tipo di attività nel modo migliore, è consigliabile unirsi ad un gruppo, più o meno numeroso, di motociclisti. La compagnia, oltre a favorire la socialità, tende a promuovere un sano spirito di competizione tra i partecipanti.
Idealmente, è meglio evitare di portare mogli o fidanzate al seguito. Trascurando questa importante accortezza la maneggevolezza e le prestazioni della moto, appesantita dalla zavorra, ne risentiranno. In secondo luogo, ove si persista nella guida sportiva, gli urletti e i mugolii di avvertimento si trasformeranno in vigorosi pizzicotti.

Nel caso si abbia il privilegio di utilizzare un sidecar, è tutto diverso. Intanto, la passeggera non disturba, anzi funge da utile contrappeso. A pieno carico, il mezzo è ben piantato e stabile. Si possono perfino portare capi di biancheria sufficienti, anche per i tour più lunghi.
Indubbiamente si va piano, ma con un impegno nella guida equivalente a quello che occorrerebbe per andare forte con qualsiasi altro veicolo. Solo che la vostra consorte non se ne rende conto, e quindi è contenta: mugola solo quando dovete sorpassare un camion o una corriera.
D’altro canto, Il pilota si diverte a guidare, ma deve accompagnare ogni curva a forza di braccia, spostandosi continuamente col corpo, e quindi si stanca prima. Con frequenti soste e tappe relativamente brevi, c’è più tempo per guardarsi attorno e per ammirare i meravigliosi paesaggi di montagna.
Insomma, percorrere i passi con il sidecar, è un’esperienza speciale, meno frenetica che con la moto, più contemplativa: quasi come un tempo, quando i viandanti procedevano a dorso di mulo e trovavano rifugio nelle case cantoniere.
A cavallo tra Italia e Svizzera: pianificazione e preparativi
Un’altra estate, un altro viaggio a bordo del sidecar bianco e nero! Stavolta progettiamo un itinerario che, costruito a partire da un classico giro tra i passi alpini, ci faccia scoprire tante belle destinazioni, collocate tra la Lombardia e la Svizzera italiana. Ancora una volta, poca autostrada e un sacco di curve!
Stabilito l’itinerario, con tanto di prenotazioni, bisogna dedicarsi agli ultimi preparativi. La moto non manifesta particolari problemi ma, siccome siamo diventati molto prudenti, sostituiamo la vecchia batteria ed acquistiamo un nuovo pneumatico posteriore. In montagna le condizioni atmosferiche cambiano rapidamente: meglio provvedere al collaudo preventivo del completo antipioggia.
Ispirati dalla geniale pellicola di Mel Brooks (Silent Movie), decidiamo che, stavolta, il filmato della vacanza dovrà essere rigorosamente muto. Sono vietati i dialoghi, bisogna usare la gestualità e i sottotitoli!
Finalmente, si parte!
La prima tappa è a Como. Le attrattive della città sono numerose, dal centro storico con la cattedrale, ai meravigliosi dintorni che si prestano alle gite in moto. Ovviamente, il lago, del quale abbiamo potuto godere delle bellissime vedute da Brunate, raggiungibile con una bella passeggiata, o con la funicolare . Poi siamo saliti verso Tremezzo per visitare la bella Villa del Balbianello e proseguendo, compiere il giro del lago fino a Lecco.
Ovviamente, dato il nostro interesse per ogni tipo di motocicletta, non ci siamo fatti mancare una visita al museo Motoguzzi a Mandello del Lario, dove ho sfoggiato la mia cuffia in pelle stile anni ’20.
Prima scorpacciata di passi
Ci spostiamo nell’alta Valtellina, a Tirano, località conosciuta per la sua basilica rinascimentale, per varcare la frontiera con la Svizzera e raggiungere, via Passo del Bernina e Fluelapass, Davos. L’indomani, attraverso l’Albulapass e Saint Moritz, ritorniamo in territorio italiano, a Chiavenna.
Nella tappa successiva, il nostro saliscendi continua. Ci arrampichiamo sul passo Spluga e su quello di San Bernardino, con destinazione Maiorino, una frazione di Bellinzona.
La sistemazione che avevamo prenotato, di primo acchito, ci lascia perplessi: è in cima ad una collina ed è raggiungibile solo con un breve, ma ripido, sentiero. La padrona di casa, comunque, ci aiuta a trasportare il bagaglio e la salita è ben ricompensata. E’ una casa bellissima, immersa nel verde, con una vista spettacolare sulla piana sottostante. Restiamo un paio di notti per visitare Bellinzona e Ascona, sul Lago Maggiore.
Dal passo del San Gottardo a Stresa
Il tempo peggiora leggermente ma non ci scoraggiamo e procediamo imperterriti secondo il nostro programma, che prevede la salita al passo del San Gottardo. Ci sono due strade, la nuova e la vecchia. Ovviamente scegliamo la seconda.
Saliamo lungo i tornanti in ciottolato della Tremola, facendoci strada fra la nebbia e la pioggierellina. Il traffico è pressoché inesistente, ci siamo solo noi e un’altra coppia su una piccola spider d’epoca, una Austin-Healey.

Dopo una breve sosta al passo, proseguiamo per il Furka Pass, sulla James Bond Strasse, che fu teatro di un celebre inseguimento nel film Goldfinger. Giunti al Belvedere, la nebbia è fitta è quindi scendiamo ad Oberwald.
L’indomani risaliamo al Furka Pass ed andiamo a vedere le marmotte, che accolgono con confidenza i turisti di passaggio, per poi raggiungere Andermatt, ove abbiamo modo di riposarci ampiamente, dato che piove.
Da lì ripartiamo, con il tempo ancora incerto, salendo all’Oberalp Pass, in un suggestivo paesaggio imbiancato dalla neve. Guido piano, usando dolcemente i comandi, ma devo dire che la nostra Bonneville sidecar si dimostra equilibrata, con un comportamento neutro anche sull’asfalto bagnato. Attraversato un altro passo, il Lucomagno, eccoci alla prossima destinazione: Cannero Riviera, sul Lago Maggiore.
Il giorno successivo andiamo a vedere il vicino Lago di Orta e poi torniamo sul lago Maggiore, a Stresa, località turistica molto apprezzata.
Concludiamo degnamente la vacanza, ed anche il nostro film muto sperimentale, con la visita alle Isole Borromee, con le loro eleganti ville e palazzi storici, i vicoli affollati dai turisti, il giardino botanico con piante e animali esotici.
Ancora una volta, il nostro sidecar ha costituito un ottimo pretesto per scoprire tanti luoghi che, senza essere remoti, meritano di essere ammirati.
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